dal diario di un marcatore di squali

06/05
Seduto sulla poltrona di un volo per Istanbul, ripenso alla telefonata di Jimmy di qualche giorno prima: ?Compare che ne diresti di andare con quelli di Medsharks in Turchia a marcare squali grigi??
Erano anni che mi parlava di quel posto e di quella esperienza, così senza pensarci un secondo gli avevo subito risposto di si.

L?aereo accelera sulla pista proiettandomi in un viaggio temporale, destinazione un luogo imprecisato sulla costa turca, un luogo del passato e tuttavia reale.
All?aeroporto vengono a prendermi Simona ed Eleonora, notevolmente in ritardo poiché a detta loro ??quella sera giravano molti squali?.
Sono sempre più incuriosito, nonostante dettagliati resoconti e testimonianze dirette non riesco ad immaginarmi come in mediterraneo possa crearsi una simile situazione.
La notte passa via con un po? di agitazione, tra fantasie e ispirazioni rifletto su quanto mi attende per il giorno dopo. Poi l?alba mi sorprende e l?emozione lascia spazio alla consueta operosità pre-immersione.
Simona mi accompagna lungo la costa, in silenzio scivoliamo al riparo di una scogliera rocciosa che in pochi metri si spegne tra sabbia e posidonia. Percorriamo circa un centinaio di metri, ormai dovremmo esserci.
Attaccato alla parete supero ogni piccola sporgenza con circospezione, mi affaccio piano, il cuore batte forte, da un momento all?altro potrei trovarmeli di fronte.
E? un attimo, a ridosso della parete un gruppetto di castagnole esplode in mille direzioni, al centro si materializzano due ombre sinuose.
Stranamente metto a fuoco prima le caudali, alte rispetto al profilo del corpo, poi via via definisco i contorni dei musi e delle pettorali.
Resto immobile, inchiodato alla parete cerco di sparire nelle pieghe della roccia, nel silenzio più profondo avverto solo il respiro e i battiti accelerati del mio cuore.
Sono tranquilli, avanzano verso di me leggermente sfalsati, poi mi passano sotto sfiorandomi le pinne. Scivolano senza sforzo, come due aerei in caccia virano con impercettibile inclinazione delle pinne e invertono la traiettoria. Dietro ne arrivano altri. Tre, poi quattro, poi ancora fino a contarne sette. Mi girano tutti intorno, sono pesci magnifici, vorrei quasi toccarli e, solo per un istante, fingere di essere come loro.

08/06
L?operazione di marcatura si rivela invece ben più difficile, l’indomani i pesci sono molto più nervosi e l?attrezzatura predisposta per la marcatura si rivela carente in più di un aspetto. I primi tiri vanno a bersaglio ma per qualche motivo i tag non restano attaccati sul corpo degli squali. Dopo diversi tentativi a vuoto, alla fine della giornata riesco ad applicare una sola marcatura con il tag numerico di identificazione. A giudicare da queste prime esperienze l?applicazione dei tag satellitari sarà un?impresa alquanto improbabile.

09/15
Gli squali sono pressoché spariti, forse in seguito al peggiorare
delle condizioni meteo e all?arrivo di un forte vento di nord ovest. Ci
dedichiamo alla messa a punto di alcune modifiche sull?attrezzatura per
cercare di migliorare l?efficacia delle punte ed i collegamenti tra
queste ed i tag. In particolare i terminali dei tag satellitari ci
costringono ad un lungo lavoro di ricerca per dotarci di un cavo che
resista alla trazione esercitata dall?asta al momento dello sparo.
Risolviamo con un cavo d?acciaio da 120 libbre.
Riferimenti: il sito di Danilo Coscione

Il diario di un marcatore di squali

16 Maggio 2006 | Argomenti vari |  Tagged , ,


06/05
Seduto sulla poltrona di un volo per Istanbul, ripenso alla telefonata di Jimmy di qualche giorno prima: ?Compare che ne diresti di andare con quelli di Medsharks in Turchia a marcare squali grigi??
Erano anni che mi parlava di quel posto e di quella esperienza, così senza pensarci un secondo gli avevo subito risposto di si.

L?aereo accelera sulla pista proiettandomi in un viaggio temporale, destinazione un luogo imprecisato sulla costa turca, un luogo del passato e tuttavia reale.
All?aeroporto vengono a prendermi Simona ed Eleonora, notevolmente in ritardo poiché a detta loro ??quella sera giravano molti squali?.
Sono sempre più incuriosito, nonostante dettagliati resoconti e testimonianze dirette non riesco ad immaginarmi come in mediterraneo possa crearsi una simile situazione.
La notte passa via con un po? di agitazione, tra fantasie e ispirazioni rifletto su quanto mi attende per il giorno dopo. Poi l?alba mi sorprende e l?emozione lascia spazio alla consueta operosità pre-immersione.
Simona mi accompagna lungo la costa, in silenzio scivoliamo al riparo di una scogliera rocciosa che in pochi metri si spegne tra sabbia e posidonia. Percorriamo circa un centinaio di metri, ormai dovremmo esserci.
Attaccato alla parete supero ogni piccola sporgenza con circospezione, mi affaccio piano, il cuore batte forte, da un momento all?altro potrei trovarmeli di fronte.
E? un attimo, a ridosso della parete un gruppetto di castagnole esplode in mille direzioni, al centro si materializzano due ombre sinuose.
Stranamente metto a fuoco prima le caudali, alte rispetto al profilo del corpo, poi via via definisco i contorni dei musi e delle pettorali.
Resto immobile, inchiodato alla parete cerco di sparire nelle pieghe della roccia, nel silenzio più profondo avverto solo il respiro e i battiti accelerati del mio cuore.
Sono tranquilli, avanzano verso di me leggermente sfalsati, poi mi passano sotto sfiorandomi le pinne. Scivolano senza sforzo, come due aerei in caccia virano con impercettibile inclinazione delle pinne e invertono la traiettoria. Dietro ne arrivano altri. Tre, poi quattro, poi ancora fino a contarne sette. Mi girano tutti intorno, sono pesci magnifici, vorrei quasi toccarli e, solo per un istante, fingere di essere come loro.

08/06
L?operazione di marcatura si rivela invece ben più difficile, l’indomani i pesci sono molto più nervosi e l?attrezzatura predisposta per la marcatura si rivela carente in più di un aspetto. I primi tiri vanno a bersaglio ma per qualche motivo i tag non restano attaccati sul corpo degli squali. Dopo diversi tentativi a vuoto, alla fine della giornata riesco ad applicare una sola marcatura con il tag numerico di identificazione. A giudicare da queste prime esperienze l?applicazione dei tag satellitari sarà un?impresa alquanto improbabile.

09/15
Gli squali sono pressoché spariti, forse in seguito al peggiorare
delle condizioni meteo e all?arrivo di un forte vento di nord ovest. Ci
dedichiamo alla messa a punto di alcune modifiche sull?attrezzatura per
cercare di migliorare l?efficacia delle punte ed i collegamenti tra
queste ed i tag. In particolare i terminali dei tag satellitari ci
costringono ad un lungo lavoro di ricerca per dotarci di un cavo che
resista alla trazione esercitata dall?asta al momento dello sparo.
Risolviamo con un cavo d?acciaio da 120 libbre.
Riferimenti: il sito di Danilo Coscione

2 commenti ↓

#1   piergiorgio on 17.05.06 at 12:18
Datevi da fare perchè se non li marcherete, al ritorno sarete fustigati a giorni alterni, per un anno, da ognuno di noi!
(Scherzo, siamo con voi)

Ogni squalo è solo nella baia della Turchia
trafitto da un tag satellitare.
Ed è subito sera…

#2   Massimo on 17.05.06 at 15:34
eddai che questa volta ce la fate a scoprire dove vanno a finire!
baci
Massimo

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